Come si può definire uno Stato che prima ti nega un diritto e poi ne annuncia la restituzione ma solo a pagamento?”
Roma, 11 marzo 2025. Doppia bocciatura in pochi giorni del divieto di pubblicità per giochi e scommesse introdotto nel 2018 con il Decreto Dignità: una risoluzione del 5 marzo scorso della Commissione Cultura del Senato sul rilancio dello sport ne sancisce il fallimento rispetto al contrasto a ludopatia e gioco illegale, e soltanto due giorni dopo, la Sesta sezione del Consiglio di Stato rinvia alla Corte di Giustizia Europea una serie di questioni rispetto al contrasto del divieto stesso con alcune norme comunitarie.
L’Associazione LOGiCO – Lega Operatori Canale Gioco Online – prende atto della risoluzione del Senato in cui si giudica il divieto “la misura che ha ampiamente disatteso le aspettative del legislatore non risultando affatto efficace al contenimento dei fenomeni di ludopatia” capace anzi di favorire “un aumento del gioco illegale”. Oggi il Consiglio di Stato ne mette in dubbio la compatibilità con i principi cardine dei trattati europei di libera prestazione di servizi, proporzionalità e certezza del diritto.
“Che il divieto fosse non solo inutile ma anche dannoso, noi lo diciamo dal 2018 – ricorda Moreno Marasco presidente di LOGiCO – e la sua introduzione ha vanificato i nostri sforzi, sin dal 2016, di arrivare ad una regolamentazione seria e puntuale della pubblicità per gli operatori del settore. Ma abbiamo sempre guardato con sospetto alle aperture sul superamento del divieto, e i fatti ci danno ragione. Basti pensare all’introduzione della tassa Salvasport durante la pandemia a conclusione di un dibattito che avrebbe dovuto portare all’eliminazione del divieto e che ha lasciato invece la tassa per operatori e utenti”.
Poi alla fine del 2023, è arrivato il nuovo bando di gara delle concessioni online con un valore per concessione aumentato di 35 volte rispetto al precedente, e dulcis in fundo, con l’ultima legge di bilancio, un ulteriore 5Xmille a carico degli operatori.
“Oggi con la risoluzione della Commissione Cultura la strategia è la stessa – commenta Marasco – e i concessionari si troveranno costretti ad impugnare un prelievo aggiuntivo pari ad almeno l’1% di un non meglio precisato “valore complessivo” dei proventi. Ingenuamente si potrebbe pensare che sia riferito al fatturato, ma sappiamo bene che si riferirà alla raccolta, comprendente anche le vincite restituire ai consumatori. L’1% quindi sembra un’inezia, ma è in alcuni casi metà del fatturato delle scommesse sportive, ricordando che fino al 2016, i Concessionari versavano ad ADM il 2% della raccolta per le scommesse singole, poi divenuto 22% della differenza fra raccolte e vincite a parità di gettito”. “Il tutto – conclude Marasco – con buona pace della procedura di gara in corso che dovrebbe fruttare oltre 350 milioni e le rassicurazioni di alcuni addetti ai lavori che pensavano di aver stretto un patto di nove anni con lo Stato. Un incremento delle tasse, oltre a disattendere espressamente l’invarianza fiscale prevista dal decreto legislativo di riordino del Governo Meloni, rischia di costringere il Governo stesso a rivedere le proprie stime di incasso sulle attese partecipazioni al bando, che potrebbero ridursi ulteriormente”.
E poi, come si può definire uno Stato che prima ti nega un diritto e poi ne annuncia la restituzione ma solo a pagamento?